Economia Polonia

 

Nel settore primario il Paese ha una delle percentuali più alte di occupati dell'Unione Europea: il 19%. Il suolo è spesso poco fertile, l'agricoltura non è sufficientemente meccanizzata e si basa su un'organizzazione di piccole aziende contadine che hanno difficoltà a investire per migliorare le tecnologie agricole.

Da quando è tornata la democrazia, la Polonia ha perseguito fedelmente una politica di liberalizzazione dell'economia, e oggi risulta come uno dei più fortunati esempi di transizione dal comunismo ad un'economia di mercato.

Un ruolo fondamentale nell'economia nazionale è il turismo verso le città storiche e i centri religiosi. Tra le mete preferite è la capitale Varsavia, centro mitteleuropeo culturale e sofisticato fino a quando non divenne la città più devastata nel corso della seconda guerra mondiale. Ricostruita meticolosamente, la città continua a rappresentare un importante centro del barocco e del neoclassicismo. Altre città a vocazione turistica sono Cracovia, Poznań, Toruń, Danzica e Breslavia, da ammirare per la presenza di monumenti storici medievali, chiese romaniche, cattedrali gotiche e splendidi palazzi comunali. Dal punto di vista paesaggistico, costituiscono fonte di attrazione la zona dei laghi Masuri, nella Polonia nordorientale ai confini con la Russia, e il Parco Nazionale dei Tatra. Notevole anche il turismo religioso, specialmente a Częstochowa, dove si venera un'icona della Madonna ritenuta miracolosa.

La Polonia ha un ampio settore agricolo di fattorie private, ed è il principale produttore di alimentari nell'Unione europea.  Le colture prevalenti sono rappresentate dai cereali (soprattutto nelle vaste pianure lungo il corso della Vistola) e dalla patata, componente fondamentale dell'alimentazione di cui la Polonia è tra i primi produttori mondiali e che viene usata anche come foraggio e come materia prima industriale. Il prodotto cerealicolo principale è la segale che, sebbene non rivesta più in molte regioni un ruolo primario nell'alimentazione, si presta a diversi impieghi, il principale dei quali è la fabbricazione della vodka Rilevante è anche la produzione di frumento, diffuso nella Polonia meridionale, di orzo e di avena, in una misura tuttavia non sufficiente a coprire il fabbisogno interno. Tra le colture industriali è importante la produzione di barbabietola da zucchero, diffusa nelle province occidentali, che fa della Polonia uno dei maggiori produttori di zucchero d'Europa, e quella di tabacco; seguono il lino, coltivato nelle regioni orientali (Lublino) e la colza, mentre hanno minore importanza la canapa e il luppolo. Il Paese inoltre produce discreti quantitativi di cavoli, cipolle, ortaggi in genere e legumi e, tra la frutta, soprattutto le mele. Le foreste, costituite principalmente da conifere, non hanno nell'economia del Paese un peso adeguato alla loro diffusione, in quanto la produzione annua di legname, proveniente in gran parte dalla Slesia e impiegato nell'industria cartaria e delle costruzioni, oltre che come materiale combustibile, è relativamente scarsa. Il patrimonio zootecnico è assai consistente: per i suini la Polonia si colloca tra i maggiori produttori d'Europa, così come per gli equini, al cui allevamento ben si adattano le vaste pianure. Ampio il loro impiego anche nelle aree rurali per i lavori nei campi e per il trasporto delle merci. Un buon incremento ha registrato anche l'allevamento bovino, in seguito alla crescente richiesta di carne e di latte; tra i principali prodotti zootecnici si segnalano la carne, il latte e i prodotti lattiero-caseari. Un settore che ha visto aumentare sempre più la sua importanza è quello della pesca (principali prodotti sono calamari, merluzzi e aringhe), in cui operano grandi aziende statali: i più importanti porti pescherecci, sedi anche di efficienti industrie conserviere, sono Gdynia,e Stettino.

La privatizzazione di piccole e medie compagnie statali e la presenza di una legge liberale nell'istituire nuove ditte ha permesso il rapido sviluppo di un aggressivo settore privato, ma senza alcuno sviluppo delle organizzazioni per i diritti dei consumatori. La ristrutturazione e la privatizzazione di settori importanti come carbone, acciaio, ferrovie ed energie, è cominciata. La ricchezza della polonia è dovuta in gran parte dall'attività estrattiva del carbone , con una produzione di 102 milioni di tonnellate (2003), che la Polonia deriva in larga misura la possibilità di realizzare o meno i propri programmi produttivi. Il Paese possiede infatti uno dei più grandi bacini carboniferi d'Europa, quello della Slesia, da cui si estrae carbone a potere calorico molto alto e grazie al quale la Polonia ha raddoppiato la sua produzione di energia elettrica. Altri giacimenti sono situati a Lublino,Wałbrzych, Nowa Huta. La Polonia è anche uno dei primi produttori mondiali di antracite e zolfo, oltre a disporre di numerosi giacimenti di piombo, lignite e salgemma (particolare fama gode quello di Wieliczka, dove un'antica miniera è stata trasformata in un suggestivo museo). Piuttosto modesta è invece la produzione di petrolio e di gas naturale. Tra le altre risorse minerarie si annoverano nichel, fosfati naturali, magnesite, argento, sali potassici eferro. Il settore dell'industria partecipa per oltre il 30% alla formazione del reddito nazionale, impiegando il 31% della forza lavoro: evidente dunque il suo ruolo cardine nell'economia del Paese. Da rilevare inoltre come l'industrializzazione, per merito di politiche governative volte al riequilibrio economico del territorio, abbia interessato anche le regioni settentrionali, rimaste a lungo emarginate dal ciclo produttivo. Tra i principali settori dell'industria polacca si pone quello siderurgico (ghisa e ferroleghe), prevalentemente concentrato nella Slesia o ai margini del bacino carbonifero (come il colossale complesso di Nowa Huta, presso Cracovia). Altri importanti impianti sono quelli di Czestochowa, situati nel bacino ferrifero omonimo (il ferro utilizzato è però per la maggior parte d'importazione). Ben rappresentata è anche la metallurgia, che impiega sia le risorse minerarie locali (soprattutto zinco, rame e piombo), siabauxite d'importazione. Altra voce molto importante nell'economia nazionale è l'industria meccanica, presente soprattutto nelle grandi città come Cracovia, Varsavia, Poznań, Stettino e Breslavia, che produce in prevalenza materiale ferroviario, macchine agricole e per miniere, autovetture, veicoli commerciali e biciclette. Nella cantieristica navale, colpita negli anni Ottanta da una profonda crisi, la Polonia può vantare un buon posto su scala europea grazie ai cantieri di Stettino, Danzica e Gdynia. Grande sviluppo ha avuto l'industria tessile, sorta già agli inizi del sec. XIX: il settore cotoniero è concentrato a Łódz e interessa una vasta area fino a Varsavia, mentre quello laniero è tradizionalmente ubicato nella Polonia meridionale Si lavorano inoltre iuta, canapa, lino e, in crescenti quantitativi, fibre tessili artificiali e sintetiche. IIndustria recente, ma che va acquistando importanza, è quella chimica (ubicata soprattutto nella Slesia e lungo la valle della Vistola), che produce materie plastiche, resine, coloranti, farmaci (l'industria farmaceutica è accentrata a Varsavia), perfosfati, soda caustica, fertilizzanti azotati, acido solforico, di cui la Polonia è la terza produttrice in Europa. Numerose raffinerie di petrolio (a Gorlice, Jedlicze ecc.) lavorano sia il greggio nazionale sia quello importato essenzialmente dalla Russia. Un'altra grande industria di base è quella del cemento e dei materiali da costruzione, dotata di numerosi impianti. Da segnalare anche l'industria alimentare (zuccherifici, birrifici e distillerie di alcol), che sfrutta la grande produzione di patate. Completano il vasto panorama dell'industria polacca le manifatture di tabacco, le fabbriche del vetro e della porcellana, entrambe di antica fama, i vari complessi legati allo sfruttamento forestale (cartiere, mobilifici ecc.) nonché le industrie della gomma, del cuoio e delle calzature.

Riforme strutturali negli ambiti della salute, educazione, pensioni e amministrazione di stato sono sfociate in una pressione fiscale sopra le aspettative. Varsavia guida le regioni dell'Europa centrale negli investimenti stranieri e ha bisogno di un continuo afflusso. Il PIL è cresciuto molto tra il 1993 e il 2000, mentre c'è stato un rallentamento tra 2001 e 2002. Il prospetto di una maggiore integrazione con l'Unione europea ha poi rimesso l'economia in pista, con una crescita annuale del 3,7% nel 2003, in crescita rispetto all'1,4% del 2002. Nel 2004 la crescita ha superato il 5%.

Tra il 2004 ed il 2008 l'economia polacca ha attraversato una fase di boom economico, conclusasi con lo scoppio della crisi finanziaria internazionale. Nel 2009 il Pil è notevolmente calato anche se non crollato come negli altri Paesi della cosiddetta "Nuova Europa". I copiosi fondi europei costituiscono mediamente ogni anno circa il 3,3% del Pil di Varsavia.

Nell mese di Giugno però le cose sembrano iniziare a cambiare anche in Polonia:  Per la prima volta, l’economia della Polonia non ha il segno più. Nel primo trimestre dell’anno, secondo l’Ufficio Centrale di Statistica, il Pil è cresciuto del 3,5% sul 2011, meno del 4,3% messo a segno nell’ultimo trimestre del 2011. La diagnosi è univoca: l’indebolimento delle economie europee, responsabili del 55% delle esportazioni del Paese, inizia a far sentire i suoi effetti. Un risultato a cui, in senso negativo, contribuisce anche il completamento delle infrastrutture per gli Europei di calcio.
Secondo le ultime previsioni, la più grande economia dell’Europa Orientale e l’unica ad aver evitato la recessione nel 2009, dovrebbe chiudere l’anno fra il 2,7 e il 3%, un dato record per il resto dell’Unione, ma non così positivo secondo gli analisti di Varsavia. L’industria, per esempio, rallenta: al +7,8% del quarto trimestre dello scorso anno, fa seguito +4,8% nei primi tre mesi del 2012 e il contributo apportato al Pil passa dal 6,6 al 3,4%.

Uguale a quanto avvenuto negli ultimi quattro anni, i consumatori continuano a portare avanti e a far crescere l'economia. La forte domanda interna, infatti, è una delle ragioni che ha evitato alla Polonia la recessione e che le ha permesso di essere uno dei Paesi a più rapida crescita in Europa. Il commercio, infatti, rappresenta circa il 40% del Pil. Il Governo, inoltre, ricorda che l’obiettivo di mantenere il deficit nel target del 2,9% per il 2012 è raggiungibile (anche se difficile), come pure il 2% per il prossimo anno.

Nonostante ciò, l’economia inizia a mostrare le prime crepe: l’indice del consumo dovrebbe rallentare del 2% nella seconda parte dell’anno. Come dichiarato da William Jackson, economista dei mercati emergenti per la società di consulenza Capital Economics, il fatto che la Polonia si sia dimostrata più resistente alla crisi della zona euro, non significa che non sia immune".

L’indebitamento, per esempio, sta crescendo e l’8,4% dei destinatari del credito non è riuscito a restituire il prestito alle banche. Un fenomeno in crescita del 20% annuo. Nel complesso, secondo l’azienda di consulenza Roland Berger, il debito delle famiglie polacche segna un raddoppio rispetto a quello accumulato nel 2008.

Ciao! Mi chiamo Salvo, sono un italiano che lavora nel settore turistico qui a Cracovia da più di 7 anni. Questo servizio gratuito, è stato creato per servire e tutelare tutti gli italiani in vacanza a Cracovia. Non esitate a contattarmi, sarò felice di aiutarvi.

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