Investire

 

LE OPPORTUNITÀ
Fondi europei e Zes - I fondi della comunitè europea (oltre 81 miliardi di euro fino al 2013) finanzieranno i progetti infrastrutturali, industriali e agricoli.
Nelle 14 zone economiche speciali ( denominate Zes), nelle quali l’investimento non può essere inferiore a 100,000 euro, sono a disposizione agevolazioni fiscali e incentivi per l’assunzione di personale, purchè i posti di lavoro siano garantiti per almeno 5 anni. 

I NUMERI
81,2 Miliardi di euro - Nel periodo 2007-2013 la Polonia è il principale beneficiario dei fondi della comunità europea.

I RISCHI
Business Climate 2010 
Sace colloca la Polonia nella categoria di rischio 2 (su un totale di 7)
Doing Business: 72° su 183 (precedente: 72° su 183)
Index of economic freedom : 71° su 183 (precedente: 82° su 183)
Corruption perception index: 49° su 180 (precedente: 58° su 180)

LA CONGIUNTURA
Ha retto all’urto della crisi - Anche se interessata dal rallentamento globale, la Polonia ha affrontato la crisi meglio di ogni altra economia della Nuova Europa. Merito anche del flusso di investimenti diretti esteri: nel primo trimestre 2010 il numero degli investimenti esteri in Polonia é stato di 132 con un aumento sull’analogo periodo del 2009 del 70% - Alfredo Sessa - Il sole 24 Ore

 

La crisi finanziaria del 2008 si è abbattuta in molto pesante sull’area PECO e la Polonia non ha certo costituito un’eccezione. Il settore delle costruzioni e dell’immobiliare ha subito un reflusso considerevole ma, allo stesso tempo, ha consentito di evidenziare l’energica capacità di recupero del mercato polacco.
L’edilizia è, infatti, sostenuta da un mercato residenziale in espansione, che mostra ad ogni indicatore un livello stabile di giro di affari nel 2008 – 2009 e, al contempo, le previsioni per il 2011 mostrano una promettente continuità.
 
A guadagnare da questa situazione di mercato sono gli investitori, specie i costruttori, ed i compratori, in particolare del primo immobile residenziale. La Polonia offre un’importante opportunità anche agli esperti di proprietà. Si evidenzia, infatti, una corrispondenza tra qualità media di livello, grazie a strutture residenziali di nuova costruzione, e prezzi progressivi per tutte le tasche. Se si guarda all’indice di prezzo degli immobili, la Polonia mostra infatti il calo minore dalla fase espansiva pre – crisi: solo il 15% come picco massimo, mentre a Riga (crollo verticale di oltre il 70%), Sofia (deflazione al 30%) la contrazione è stata più profonda e continua. Solo la Repubblica Ceca ha tenuto un indice dei prezzi stabile come quello polacco, a fronte tuttavia di un bacino di mercato inferiore per la densità demografica  che potrebbe rappresentare un’eventuale clientela per gli operatori edili e immobiliari.
 
Al contempo, gli investimenti residenziali mostrano un andamento meno positivo, con un calo del 30%, sulla media generale dell’area PECO del resto, soprattutto a causa del mancato avviamento di costruzioni pianificate nel periodo precedente la crisi. La maggiore rischiosità degli investimenti e la contrazione dell’accesso al credito ha colpito con forza l’edilizia nel corso del 2009. Tuttavia, dall’estate 2010, sono ripresi i lavori per l’edificazione di blocchi abitativi nelle principali città. Il livello di produzione aggregata nel primo semestre 2010 evidenzia, infatti, un incremento del volume prodotto a fronte di una domanda crescente. La configurazione geografica della Polonia consente di accedere ad un pubblico vasto: Varsavia, Lublino, Cracovia, Łodz, Poznań e Katowice non sono città tendenzialmente più grandi della media centro – est europea, ma il territorio polacco è più vasto e meno polarizzato di quello ceco o ungherese, a vantaggio di una diversificazione del mercato. In più aree urbane, i dati del luglio 2010 mostrano, infatti, un aumento del volume della produzione di quasi il 300% rispetto al 2009.
 
Più specificatamente, il costo al metro quadro nella capitale supera i 2000 euro, mentre la seconda città più costosa è Katowice, che viene sempre più fuori anche come meta turistica; negli altri centri principali il prezzo è circa un quarto di quello di Varsavia.
 
Il calo degli anni precedenti ha permesso agli investitori di sostenere il prezzo anche nella generale deflazione perché il numero di progetti portati a termine è stato, come si è detto, inferiore alle aspettative. La maggior parte delle costruzioni sono state realizzate al di fuori delle aree centrali delle città, in zone di nuova edificazione. Ciò può rappresentare un’opportunità per quanti vogliano investire in servizi abitativi di livello qualitativo superiore, in attesa di un’inflazione più sostenuta nei prossimi anni. Gli investitori e gli immobiliaristi possono contare sulla confortante previsione degli analisti che fissano l’indice dei prezzi ad un +2.6% nel 2011, un tasso di inflazione vicino a quello “ottimale”. E’ significativo, inoltre, che vi sia una tanto rara quanta positiva convergenza tra le previsioni di Bruxelles e di Varsavia: la differenza tra l’indicatore dell’inflazione è solo della 0.2% (dato del governo polacco: +2.8%). Va comunque sottolineato che i servizi abitativi subiranno una variazione del prezzo differente a seconda della tipologia di costruzione: l’inflazione moderata favorirà gli operatori che investono in nuovi complessi residenziali, mentre gli immobili di vecchia costruzione (in particolare nei centri storici) subiranno delle oscillazioni che sostanzialmente tenderanno a compensarsi in favore della stabilità;  le nuove costruzioni nelle aree centrali delle città saranno probabilmente quelle più attrattive per il business poiché, a fronte di una domanda promettente, si evidenzia un indice dei prezzi di questa specifica tipologia in crescita più veloce dell’inflazione. La stabilizzazione del livello dei prezzi è favorita anche dal comportamento degli operatori che sviluppano progetti edili: negli ultimi dieci anni il costo di produzione per metro quadrato è calato e gli intermediari finanziari hanno sostenuto la liquidità dell’economia con prestiti e mutui sostenibili. La Polonia rappresenta da questo punto di vista un caso di approccio positivo alla crisi. La Banca Centrale Polacca è riuscita a salvaguardare lo zloty da speculazioni internazionali. Dall’iperinflazione dei primi anni ’90, la valuta polacca è piuttosto stabile e dal 2004 il 4% circa del PIL nazionale deriva da investimenti realizzati con fondi strutturali comunitari. Si prevede che nel 2011 il PIL polacco crescerà del 3.4%, con un volume aggregato di IDE di circa il 5%.

 

Fonte UniFiere.com e mgestate

 

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